UVA, infrarossi e luce blu: l'effetto della luce sulla tua pelle

Indice
- UVB: i raggi che scottano e producono vitamina D
- UVA: profondi, invisibili, presenti tutto l'anno
- Il sole continua ad agire anche quando sei già rientrato
- Luce blu: il problema è il sole, non il tuo schermo
- Infrarossi: vicini, lontani e sorprendentemente dibattuti
- Perché con Dermalux utilizziamo noi stessi gli infrarossi
- Cosa protegge davvero
- Non sai di cosa ha davvero bisogno la tua pelle?
- Fonti e studi
La scottatura è l'unica cosa che senti davvero quando prendi il sole, ed è proprio questo a trarti in inganno. La frazione di luce solare che scotta occupa solo una fascia ristretta ai margini dello spettro. La parte di gran lunga maggiore, quella che fa invecchiare la pelle nel corso degli anni, ti colpisce senza che tu avverta nulla.
Della luce solare che raggiunge la Terra, solo il cinque percento circa è costituito da raggi UV; tutto il resto si divide tra luce visibile e infrarossi. E se si misura da dove nascono nella pelle i radicali liberi che degradano il collagene, la prospettiva abituale si ribalta: secondo un'analisi, circa la metà è generata dalla luce visibile, il 46 percento dai raggi UVA e solo il 4 percento dagli UVB, cioè proprio quelli che scottano. Percorriamo allora l'intero spettro, dalle scottature al calore invisibile.
UVB: i raggi che scottano e producono vitamina D
I raggi UVB sono radiazioni a onda corta. Non penetrano in profondità, ma bastano a provocare scottature e danni diretti al DNA delle cellule cutanee: ecco perché gli UVB sono strettamente legati ai tumori della pelle.
Allo stesso tempo, gli UVB sono gli unici raggi che permettono alla tua pelle di produrre vitamina D: trasformano un precursore cutaneo in vitamina D3. Sembra un buon motivo per prendere il sole, ma non lo è. Bastano brevi momenti con viso e braccia scoperti, un paio di volte a settimana. Oltre questa soglia la pelle non produce più vitamina D, ma accumula solo danni. Attraverso il vetro delle finestre non funziona comunque: gli UVB non passano (gli UVA sì, come vedremo tra poco). Inoltre, a Zurigo da novembre a marzo il sole è troppo basso per stimolare la produzione di vitamina D; in questi mesi la assumiamo con l'alimentazione o con un integratore. Una rassicurazione per chi usa la crema solare ogni giorno: gli studi mostrano che chi la applica regolarmente non ha carenze di vitamina D. Non devi scegliere tra protezione e vitamina D.
UVA: profondi, invisibili, presenti tutto l'anno
I raggi UVA penetrano molto più in profondità, fino al derma. Provocano raramente scottature, ma negli anni degradano collagene ed elastina e favoriscono l'iperpigmentazione. I raggi UVA sono quindi il vero motore dell'invecchiamento precoce della pelle. E sono tenaci: presenti tutto l'anno, anche con nuvole fitte, attraversano il vetro delle finestre – in auto come alla scrivania.
Nel nostro lavoro di Pre-Aging, gli UVA sono quindi il vero avversario. Ed è proprio qui che si riconosce una buona protezione solare: non dal numero SPF, che indica solo la difesa dalle scottature, ma da una forte protezione UVA, segnalata dal logo UVA cerchiato o dalla sigla PA++++. Abbiamo spiegato che cosa conta davvero in un articolo dedicato.
Il sole continua ad agire anche quando sei già rientrato
Ed ecco la scoperta che ribalta tutto. A lungo si è pensato che i danni da UV si formassero solo nel momento in cui la luce colpisce la pelle. Uno studio di Yale ha dimostrato che questa è solo metà della storia.
Nelle cellule pigmentarie della pelle, i tipici danni da UV al DNA continuano a formarsi per oltre tre ore, quando l'esposizione agli UVA è finita da un pezzo. Metà di questi danni si sviluppa al buio. Il meccanismo è indiretto: gli UV frammentano il pigmento melanina in piccole particelle che rilasciano la loro energia lentamente, colpendo il DNA solo ore dopo – come un fotone UV in ritardo.
I ricercatori lo riassumono così: sottovalutiamo i danni da UV perché li misuriamo sempre subito dopo l'esposizione al sole. Per te questo significa soprattutto una cosa: l'effetto del sole non finisce quando rientri in casa.
Luce blu: il problema è il sole, non il tuo schermo
La luce visibile non è innocua come sembra – soprattutto la sua componente blu ad alta energia, chiamata HEV. Penetra persino più a fondo dei raggi UVA e UVB, fino al derma.
La luce blu solare può scatenare una pigmentazione ostinata, soprattutto nei fototipi più scuri e in caso di melasma; le cellule pigmentarie hanno un sensore specifico per questa luce. Inoltre genera radicali liberi che attivano gli enzimi distruttori del collagene e consumano gli antiossidanti naturali della pelle, che impiega fino a un giorno per recuperare. Ecco perché le creme solari colorate con ossidi di ferro sono utili per le pelli soggette a macchie.
E gli schermi? Qui si fa molto allarmismo che i numeri non confermano. Nello stesso spettro d'onda, la luce blu di smartphone e computer è da cento a mille volte più debole di quella solare. La dose accumulata in un'intera giornata davanti allo schermo resta ben al di sotto della soglia capace di alterare il pigmento. In uno studio controllato, un gruppo è rimasto per cinque giorni, otto ore al giorno, davanti a uno schermo luminoso: il melasma non è peggiorato. Il «Digital Aging» da schermo è quindi un'esagerazione. Chi vuole proteggersi dalla luce blu si protegge dal sole. I dati a lungo termine sugli schermi sono ancora pochi, ma per quanto ne sappiamo oggi il tuo portatile non è il problema.
Infrarossi: vicini, lontani e sorprendentemente dibattuti
Resta la parte più ampia e calda dello spettro: l'infrarosso. Va da 760 nanometri in su e si divide in tre bande. L'infrarosso vicino (IR-A) penetra più a fondo: oltre il 65 percento raggiunge il derma. L'infrarosso medio e lontano (IR-B e IR-C) si ferma più in superficie. L'infrarosso rappresenta più della metà dell'energia solare e un buon terzo è costituito da IR-A.
Un gruppo di ricerca di Düsseldorf ha studiato a fondo i suoi effetti sulla pelle. Nel derma, l'infrarosso vicino scatena radicali liberi attraverso i mitocondri e aumenta la MMP-1, il principale enzima che degrada il collagene – nella pelle viva di circa l'80 percento dei soggetti – riducendo allo stesso tempo gli antiossidanti cutanei. A questo si aggiunge il calore stesso: sotto il sole la pelle supera i 40 gradi, e anche questo accelera la perdita di collagene.
Fin qui un lato della medaglia. L'altro è altrettanto importante, perché se ne parla raramente: quanto l'infrarosso faccia invecchiare la pelle nella vita reale è dibattuto. Molti di questi studi hanno usato lampade a infrarossi artificiali, che non riproducono lo spettro solare, escludendo l'effetto del calore. Una revisione scientifica ha calcolato che la dose annua di infrarossi derivante da una normale esposizione al sole equivale a quella degli operai agli altiforni – che non mostrano quasi alcun danno cutaneo cronico – e ha quindi ritenuto prematuro inserire filtri anti-infrarossi nelle creme solari per pubblicizzarle contro l'invecchiamento. Secondo altri studi, a dosi realistiche l'infrarosso vicino potrebbe avere un effetto pressoché neutro.
La nostra posizione: l'infrarosso penetra in profondità e un suo ruolo biologico è plausibile, ma la scritta «blocca gli infrarossi» su una confezione corre più veloce delle prove scientifiche. Non comprare un prodotto per questa promessa.
Perché con Dermalux utilizziamo noi stessi gli infrarossi
Il che ci porta a una domanda spontanea. Se l'infrarosso vicino può far invecchiare la pelle, perché con Dermalux ti esponiamo proprio a questa luce?
La risposta è la parte più interessante di questo articolo e ci riporta ai mitocondri, le centrali energetiche di ogni cellula. Qui la luce rossa (intorno a 633 nanometri) e l'infrarosso vicino (intorno a 830 nanometri) vengono assorbiti da un enzima, la citocromo c ossidasi. Quando la cellula è sotto stress, una molecola – il monossido di azoto – blocca questo enzima e frena la produzione di energia. La luce sblocca questo freno: l'enzima riparte e la cellula produce più ATP, la sua valuta energetica. Più energia significa più capacità di riparare i tessuti e costruire collagene.
Il segreto sta nella dose. Le stesse lunghezze d'onda stimolano le cellule in quantità piccole e controllate, mentre in dosi elevate e incontrollate possono fare l'opposto. E, a differenza degli UV, la luce rossa e vicino-infrarossa non danneggia il DNA.
Il nostro Dermalux lavora con tre lunghezze d'onda: blu (415 nm) contro i batteri dell'acne, rosso (633 nm) per stimolare il collagene e calmare la pelle, infrarosso vicino (830 nm) per la riparazione profonda. La luce a 830 nm cade nello stesso spettro vicino-infrarosso degli IR-A solari, eppure agisce in direzione opposta. La differenza sta in cinque punti: nessun raggio UV; singole lunghezze d'onda mirate invece di uno spettro ampio; un'applicazione dosata di pochi minuti invece di anni di esposizione incontrollata; nessun calore eccessivo; e la direzione d'azione, cioè costruire collagene invece di degradarlo.
Così si scioglie anche l'apparente contraddizione del capitolo sull'infrarosso. Dire che «l'infrarosso fa invecchiare» è riduttivo. A fare la differenza sono la dose, la lunghezza d'onda e il contesto in cui la luce incontra la pelle.
Cosa protegge davvero
Se c'è una cosa da ricordare di questo articolo, è questa: UVA, luce visibile e infrarossi sfociano tutti nello stesso meccanismo – lo stress ossidativo, cioè i radicali liberi. È proprio lì che deve agire la protezione, invece di rincorrere ogni tipo di radiazione con un prodotto diverso.
Ciò che serve davvero è semplice. Un solare con una forte protezione UVA copre la componente che più contribuisce all'invecchiamento cutaneo; a che cosa prestare attenzione e quali prodotti consigliamo lo trovi in un altro articolo. Chi tende all'iperpigmentazione o ha un fototipo più scuro fa bene a scegliere una formula colorata con ossidi di ferro, che schermano anche la luce visibile. Contro il calore del sole, l'ombra, un cappello ed evitare le ore centrali aiutano più di qualsiasi prodotto «anti-infrarossi».
E poi ci sono gli antiossidanti. Colpiscono proprio il denominatore comune: i radicali liberi generati da UVA, infrarossi e luce visibile. La vitamina C neutralizza i radicali ed è al tempo stesso un mattone per la sintesi del collagene; il peptide di rame GHK-Cu sostiene il collagene e le difese naturali della pelle. In clinica, HydraFacial veicola gli antiossidanti direttamente nella pelle e Dermalux lavora con la luce rossa e vicino-infrarossa rigenerante.
Come agiscono nel dettaglio gli antiossidanti, quali vengono dal vasetto della crema e quali dal piatto, è un tema a sé – a cui dedichiamo il prossimo articolo.
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La luce solare fa invecchiare la pelle anche senza scottature?
La luce blu di smartphone e computer danneggia la pelle?
Qual è la differenza tra vicino infrarosso e infrarosso?
Se gli infrarossi fanno invecchiare la pelle, perché un trattamento LED come Dermalux li utilizza?
Quale protezione è efficace contro UVA, infrarossi e luce visibile?
Fonti e studi
Le informazioni contenute in questo articolo si basano sulle seguenti pubblicazioni scientifiche:
- Letsiou S et al. (2024). Deciphering the Effects of Different Types of Sunlight Radiation on Skin Function: A Review. Cosmetics. DOI 10.3390/cosmetics11030080
- Raymond-Lezman JR et al. (2023). Benefits and Risks of Sun Exposure to Maintain Adequate Vitamin D Levels. Cureus. PubMed 37284402
- Premi S et al. (2015). Photochemistry. Chemiexcitation of melanin derivatives induces DNA photoproducts long after UV exposure. Science. PubMed 25700512
- Duteil L et al. (2019). Short-term exposure to blue light emitted by electronic devices does not worsen melasma. J Am Acad Dermatol. PubMed 31887321
- Schroeder P et al. (2008). Infrared radiation-induced matrix metalloproteinase in human skin: implications for protection. J Invest Dermatol. PubMed 18449210
- Diffey B et al. (2016). An appraisal of the need for infrared radiation protection in sunscreens. Photochem Photobiol Sci. PubMed 26846677
- Hamblin MR (2018). Mechanisms and Mitochondrial Redox Signaling in Photobiomodulation. Photochem Photobiol. PubMed 29164625

Scritto da
Alexandra Stroganova
Fondatrice di alestetics® · Specialista in Pre-Aging
Estetista medica · Attestato di competenza V-NISSG · Linfoterapista · dal 2021
Alexandra ha fondato alestetics® a Zurigo nel 2021. Lavora secondo la filosofia del Pre-Aging: rafforzare presto la qualità della pelle invece di mascherare i segni del tempo più tardi.
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